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Set Bue Asino e Gloria Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50

5.94

Il complemento naturale del Set Natività a 3 soggetti: il bue, l’asino e la Gloria — tre figure che il Vangelo canonico non menziona (i due animali nascono dalla tradizione apocrifa, l’angelo è una figura del racconto di Luca) ma senza le quali nessun presepe è davvero completo. Il bue e l’asino sono il Bene e il Male in equilibrio, la Gloria è la voce che annuncia la nascita.

  • Tre figure separate. Bue, asino e Gloria, posizionabili individualmente
  • Bue e asino come simbolo di equilibrio. Bene e Male in dialogo perfetto, non in conflitto
  • La Gloria. L’angelo che annuncia la nascita ai pastori, secondo il Vangelo di Luca
  • Tecnica mista. Animali dipinti a mano, Gloria in serigrafia, ognuna trattata con la tecnica giusta
  • Compatibile con tutti gli stili di presepe. Napoletano, arabo, classico. Firma Martino Landi
Specifiche prodotto
Peso006875 kg
Dimensioni8 × 7 × 3 cm
Unità di vendita

Forme e Soggetti

Stile

Tipo di Pittura

Dipinto in serigrafia

Larghezza

Altezza

Profondità

Peso kg

Materiale

Proporzione

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Descrizione

Statuine Presepe 3,5 cm · Scala 1:50 · Firma Martino Landi

Le tre figure che il Vangelo non racconta

È una delle cose più sorprendenti del presepe: il bue e l’asino — le due figure più riconoscibili della scena della Natività, le prime che ogni bambino impara a riconoscere — non sono mai menzionate nei Vangeli canonici. Né Matteo né Luca ne parlano. Eppure non esiste presepe senza, e la loro presenza sembra altrettanto necessaria quanto Maria, Giuseppe e il Bambino.

Bue, asino e Gloria in PVC infrangibile, firma Martino Landi: il complemento naturale del Set Natività 3 Soggetti, per chi vuole completare la scena con le tre figure che la tradizione ha aggiunto al racconto evangelico originale.

Da dove vengono bue e asino se non sono nei Vangeli?

Vangelo dello Pseudo-Matteo e profezia di Isaia

L’aggiunta del bue e dell’asino alla scena della Natività compare nei Vangeli apocrifi, in particolare nel Vangelo dello Pseudo-Matteo, testo del VII-VIII secolo che ha avuto un’influenza enorme sull’iconografia cristiana medievale. Il testo li descrive accanto alla mangiatoia “in adempimento” di un passo del profeta Isaia (1,3): “il bue conosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende”.

La forza dell’immagine — gli animali umili che riconoscono il loro Dio dove il popolo eletto non lo riconosce — è stata così potente che bue e asino sono diventati immediatamente parte dell’iconografia ufficiale del Natale, fino a sembrare oggi figure evangeliche canoniche. Sono un caso interessante di come la tradizione iconografica possa diventare più forte e duratura del testo che dovrebbe ispirarla.

Bene e Male in equilibrio

La simbologia partenopea del bue e dell’asino

Nella tradizione presepiale napoletana il bue e l’asino non sono semplici animali della stalla: rappresentano il Bene (il bue, animale del sacrificio, paziente, forte, simbolo della pazienza divina) e il Male (l’asino, animale ostinato, associato nella tradizione popolare alla testardaggine e al peccato). Ma — ed è questo il dettaglio importante — non sono in conflitto: sono in equilibrio perfetto attorno alla mangiatoia.

L’equilibrio tra le due forze opposte, secondo la tradizione, è ciò che mantiene l’ordine del mondo. La presenza di entrambi accanto al Bambino significa che la nascita di Cristo non elimina il Male — lo riconcilia, lo integra in un equilibrio nuovo. È una delle simbologie più dense e meno banali del presepe.

Il fiato che riscalda il Bambino

La tradizione popolare oltre la simbologia

Al di là della simbologia teologica, la tradizione popolare ha conservato un’immagine più tenera: il bue e l’asino sono accanto alla mangiatoia perché riscaldano il Bambino con il loro fiato, in una notte di pieno inverno, in una stalla senza riscaldamento. È un’immagine di umile prossimità degli animali al sacro che ha fatto la fortuna iconografica della scena — molto più potente, di fatto, di un riferimento erudito al passo di Isaia.

La Gloria: l’angelo dell’annuncio

L’unica figura del trio davvero presente nei Vangeli

La Gloria — l’angelo che vola sopra la scena con un cartiglio o una banda che recita “Gloria in excelsis Deo” — è l’unica delle tre figure del set effettivamente menzionata dal Vangelo. Luca (2,8-14) racconta che, mentre i pastori vegliavano nei campi vicino a Betlemme, “un angelo del Signore si presentò davanti a loro” annunciando la nascita del Salvatore, e che “improvvisamente con l’angelo apparve una moltitudine di angeli celesti che lodavano Dio dicendo: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

La Gloria del presepe rappresenta quindi questo angelo annunciante — il momento in cui il messaggio della nascita esce dalla grotta privata della Sacra Famiglia e diventa annuncio pubblico, prima ai pastori e poi, attraverso loro, a tutto il mondo.

Pittura mista: a mano per gli animali, serigrafia per l’angelo

Ogni figura trattata con la tecnica giusta

Il bue e l’asino sono dipinti interamente a mano, perché su un animale la varietà tonale del manto e i dettagli del muso fanno la differenza visiva, ed è dove la pittura manuale eccelle. La Gloria, figura angelica e quindi assimilata alla categoria delle figure umane, utilizza invece la serigrafia, la tecnica che permette di mantenere il dettaglio del volto, delle ali e del drappeggio della veste anche su superfici di pochi millimetri quadrati. La combinazione tecnica è la più corretta per le tre figure del set.

Compatibili con tutti gli stili di presepe

Le tre figure più universali della Natività

Bue, asino e Gloria sono tra le poche figure del presepe che si integrano in qualsiasi tradizione stilistica — napoletana, araba, classica europea — perché sono entrate nell’iconografia universale della Natività ben prima che le scuole locali si differenziassero. Non c’è presepe senza bue e asino, e la Gloria è la figura angelica più riconoscibile della scena, in qualunque tradizione la si rappresenti.

Domande frequenti

Il bue e l’asino sono davvero nei Vangeli?

No — nessuno dei quattro Vangeli canonici menziona il bue e l’asino. La loro presenza nella scena della Natività deriva dal Vangelo dello Pseudo-Matteo, testo apocrifo del VII-VIII secolo, che li introduce in adempimento di una profezia del libro di Isaia. Sono quindi figure della tradizione iconografica, non del racconto evangelico ufficiale.

Cosa rappresentano simbolicamente il bue e l’asino?

Nella tradizione napoletana, il bue rappresenta il Bene (paziente, sacrificale, simbolo della pazienza divina) e l’asino il Male (ostinato, associato al peccato). Ma non sono in conflitto: sono in equilibrio perfetto attorno alla mangiatoia, perché la nascita di Cristo non elimina il Male — lo riconcilia in un nuovo ordine. La tradizione popolare aggiunge anche un significato più tenero: il loro fiato riscalda il Bambino nella notte invernale.

Cos’è la “Gloria” nel presepe?

La Gloria è l’angelo che, secondo il Vangelo di Luca, annuncia la nascita di Gesù ai pastori che vegliavano nei campi. È raffigurata con un cartiglio o una banda che recita la celebre frase “Gloria in excelsis Deo” — “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. È l’unica delle tre figure del set effettivamente presente nei Vangeli canonici.

Dove si posiziona la Gloria nel presepe?

La Gloria si posiziona sopra la scena della Natività, idealmente sospesa o appoggiata in alto sulla capanna, in posizione visibile dai pastori. In molti presepi tradizionali viene legata con un filo trasparente per dare l’effetto del volo; in presepi più semplici, soprattutto in scala micro, può essere appoggiata in piedi vicino alla capanna o sul tetto della grotta.

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