Set Bue Asino e Gloria Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50
Set Bue Asino e Gloria Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50
Set Bue Asino e Gloria Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50
Set Bue Asino e Gloria Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50
Statue Presepe Landi

Set Bue Asino e Gloria Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50

Il complemento naturale del Set Natività a 3 soggetti: il bue, l'asino e la Gloria — tre figure che il Vangelo canonico non menziona (i due animali nascono dalla tradizione apocrifa, l'angelo è una figura del racconto di Luca) ma senza le quali nessun presepe è davvero completo. Il bue e l'asino sono il Bene e il Male in equilibrio, la Gloria è la voce che annuncia la nascita.

  • Tre figure separate. Bue, asino e Gloria, posizionabili individualmente
  • Bue e asino come simbolo di equilibrio. Bene e Male in dialogo perfetto, non in conflitto
  • La Gloria. L'angelo che annuncia la nascita ai pastori, secondo il Vangelo di Luca
  • Tecnica mista. Animali dipinti a mano, Gloria in serigrafia, ognuna trattata con la tecnica giusta
  • Compatibile con tutti gli stili di presepe. Napoletano, arabo, classico. Firma Martino Landi
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Codice articolo
426037300
Peso
006875 kg
Dimensioni
8 × 7 × 3 cm
Disponibilità
Disponibile
Marchio:

Il racconto

Le tre figure che il Vangelo non racconta

Statuine Presepe 3,5 cm · Scala 1:50 · Firma Martino Landi

È una delle cose più sorprendenti del presepe: il bue e l’asino — le due figure più riconoscibili della scena della Natività, le prime che ogni bambino impara a riconoscere — non sono mai menzionate nei Vangeli canonici. Né Matteo né Luca ne parlano. Eppure non esiste presepe senza, e la loro presenza sembra altrettanto necessaria quanto Maria, Giuseppe e il Bambino.

Bue, asino e Gloria in PVC infrangibile, firma Martino Landi: il complemento naturale del Set Natività 3 Soggetti, per chi vuole completare la scena con le tre figure che la tradizione ha aggiunto al racconto evangelico originale.

Da dove vengono bue e asino se non sono nei Vangeli?

Vangelo dello Pseudo-Matteo e profezia di Isaia

L’aggiunta del bue e dell’asino alla scena della Natività compare nei Vangeli apocrifi, in particolare nel Vangelo dello Pseudo-Matteo, testo del VII-VIII secolo che ha avuto un’influenza enorme sull’iconografia cristiana medievale. Il testo li descrive accanto alla mangiatoia “in adempimento” di un passo del profeta Isaia (1,3): “il bue conosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende”.

La forza dell’immagine — gli animali umili che riconoscono il loro Dio dove il popolo eletto non lo riconosce — è stata così potente che bue e asino sono diventati immediatamente parte dell’iconografia ufficiale del Natale, fino a sembrare oggi figure evangeliche canoniche. Sono un caso interessante di come la tradizione iconografica possa diventare più forte e duratura del testo che dovrebbe ispirarla.

Bene e Male in equilibrio

La simbologia partenopea del bue e dell’asino

Nella tradizione presepiale napoletana il bue e l’asino non sono semplici animali della stalla: rappresentano il Bene (il bue, animale del sacrificio, paziente, forte, simbolo della pazienza divina) e il Male (l’asino, animale ostinato, associato nella tradizione popolare alla testardaggine e al peccato). Ma — ed è questo il dettaglio importante — non sono in conflitto: sono in equilibrio perfetto attorno alla mangiatoia.

L’equilibrio tra le due forze opposte, secondo la tradizione, è ciò che mantiene l’ordine del mondo. La presenza di entrambi accanto al Bambino significa che la nascita di Cristo non elimina il Male — lo riconcilia, lo integra in un equilibrio nuovo. È una delle simbologie più dense e meno banali del presepe.

Il fiato che riscalda il Bambino

La tradizione popolare oltre la simbologia

Al di là della simbologia teologica, la tradizione popolare ha conservato un’immagine più tenera: il bue e l’asino sono accanto alla mangiatoia perché riscaldano il Bambino con il loro fiato, in una notte di pieno inverno, in una stalla senza riscaldamento. È un’immagine di umile prossimità degli animali al sacro che ha fatto la fortuna iconografica della scena — molto più potente, di fatto, di un riferimento erudito al passo di Isaia.

La Gloria: l’angelo dell’annuncio

L’unica figura del trio davvero presente nei Vangeli

La Gloria — l’angelo che vola sopra la scena con un cartiglio o una banda che recita “Gloria in excelsis Deo” — è l’unica delle tre figure del set effettivamente menzionata dal Vangelo. Luca (2,8-14) racconta che, mentre i pastori vegliavano nei campi vicino a Betlemme, “un angelo del Signore si presentò davanti a loro” annunciando la nascita del Salvatore, e che “improvvisamente con l’angelo apparve una moltitudine di angeli celesti che lodavano Dio dicendo: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

La Gloria del presepe rappresenta quindi questo angelo annunciante — il momento in cui il messaggio della nascita esce dalla grotta privata della Sacra Famiglia e diventa annuncio pubblico, prima ai pastori e poi, attraverso loro, a tutto il mondo.

Pittura mista: a mano per gli animali, serigrafia per l’angelo

Ogni figura trattata con la tecnica giusta

Il bue e l’asino sono dipinti interamente a mano, perché su un animale la varietà tonale del manto e i dettagli del muso fanno la differenza visiva, ed è dove la pittura manuale eccelle. La Gloria, figura angelica e quindi assimilata alla categoria delle figure umane, utilizza invece la serigrafia, la tecnica che permette di mantenere il dettaglio del volto, delle ali e del drappeggio della veste anche su superfici di pochi millimetri quadrati. La combinazione tecnica è la più corretta per le tre figure del set.

Compatibili con tutti gli stili di presepe

Le tre figure più universali della Natività

Bue, asino e Gloria sono tra le poche figure del presepe che si integrano in qualsiasi tradizione stilistica — napoletana, araba, classica europea — perché sono entrate nell’iconografia universale della Natività ben prima che le scuole locali si differenziassero. Non c’è presepe senza bue e asino, e la Gloria è la figura angelica più riconoscibile della scena, in qualunque tradizione la si rappresenti.

Domande frequenti

No — nessuno dei quattro Vangeli canonici menziona il bue e l’asino. La loro presenza nella scena della Natività deriva dal Vangelo dello Pseudo-Matteo, testo apocrifo del VII-VIII secolo, che li introduce in adempimento di una profezia del libro di Isaia. Sono quindi figure della tradizione iconografica, non del racconto evangelico ufficiale.

Nella tradizione napoletana, il bue rappresenta il Bene (paziente, sacrificale, simbolo della pazienza divina) e l’asino il Male (ostinato, associato al peccato). Ma non sono in conflitto: sono in equilibrio perfetto attorno alla mangiatoia, perché la nascita di Cristo non elimina il Male — lo riconcilia in un nuovo ordine. La tradizione popolare aggiunge anche un significato più tenero: il loro fiato riscalda il Bambino nella notte invernale.

La Gloria è l’angelo che, secondo il Vangelo di Luca, annuncia la nascita di Gesù ai pastori che vegliavano nei campi. È raffigurata con un cartiglio o una banda che recita la celebre frase “Gloria in excelsis Deo” — “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. È l’unica delle tre figure del set effettivamente presente nei Vangeli canonici.

La Gloria si posiziona sopra la scena della Natività, idealmente sospesa o appoggiata in alto sulla capanna, in posizione visibile dai pastori. In molti presepi tradizionali viene legata con un filo trasparente per dare l’effetto del volo; in presepi più semplici, soprattutto in scala micro, può essere appoggiata in piedi vicino alla capanna o sul tetto della grotta.