Set 6 Soggetti Napoletani Micro 3.5 per Presepi in Scala 1:50
€9.91
Sei figure che nella tradizione napoletana non sono “popolane di contorno”: l’oste e il bevitore raccontano l’Eucaristia, il monaco è il ponte tra sacro e profano, il cacciatore è la morte sul fiume, la zingara è la profezia della Passione, il fornaio è il mese di giugno nel calendario simbolico dei mestieri. Sei statuine, sei concetti, un’intera cosmologia partenopea condensata in tre centimetri e mezzo ciascuna.
- Oste e bevitore. La taverna e il vino, simbolo dell’Eucaristia
- Monaco. L’unione esplicita tra sacro e profano nel villaggio
- Cacciatore. Posizionato al fiume, simboleggia la morte e il mondo dell’Ade
- Zingara. Erede della Sibilla cumana, profezia della Passione
- Fornaio. Il mese di giugno nel calendario simbolico dei dodici venditori
| Peso | 00363 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 9 × 8 × 4 cm |
| Unità di vendita | |
| Forme e Soggetti | |
| Stile | |
| Tipo di Pittura | Dipinto in serigrafia |
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| Profondità | |
| Peso kg | |
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| Proporzione |
Descrizione
Statuine Presepe 3,5 cm · Scala 1:50 · Firma Martino Landi
Sei figure, sei concetti del presepe partenopeo
Chi guarda un presepe napoletano per la prima volta vede una folla. Ma la tradizione partenopea, nata nel Settecento durante il regno di Carlo III di Borbone, ha codificato ognuna delle sue 72 figure come simbolo preciso — non personaggi di contorno, ma concetti su vita e morte, sacro e profano, bene e male, distribuiti nel paesaggio del presepe come in una mappa filosofica.
Sei figure dei mestieri tradizionali — oste, bevitore, monaco, cacciatore, zingara, fornaio — in PVC infrangibile, dipinte in serigrafia, firma Martino Landi. Ognuna porta nel presepe un significato preciso, codificato dalla tradizione iconografica della scuola napoletana.
L’oste e il bevitore: la taverna e l’Eucaristia
Il sacro nascosto nel profano
L’oste e il bevitore formano una coppia simbolica indivisibile nel presepe napoletano. L’oste (o vinaio), sulla porta della taverna, è la figura attraverso cui il vino servito ai clienti simboleggia direttamente l’Eucaristia, il sangue di Cristo. Il bevitore — che alza la coppa, brinda, beve — completa la scena: senza chi consuma il vino, l’oste sarebbe solo un negoziante. Insieme, costruiscono l’atto sacramentale nascosto dentro la scena più profana del villaggio.
È l’idea centrale del presepe partenopeo: il sacro non sta solo nella capanna della Natività . Vive infiltrato nei gesti più ordinari, dentro la taverna, dentro il vino che gli avventori bevono senza saperlo. Posizionare nel presepe l’oste e il bevitore vicini significa mettere in scena questo passaggio del sacro attraverso il profano.
Il monaco: il ponte tra passato e presente
La figura della religiosità ufficiale
Il monaco è una figura immancabile della tradizione partenopea: rappresenta l’anello di congiunzione esplicito tra il sacro e il profano, la presenza istituzionale della Chiesa dentro la folla del villaggio. In una lettura più dissacrante, la sua presenza in mezzo a osti, bevitori e mendicanti è anche l’ironia partenopea sulla coesistenza inevitabile tra religiosità ufficiale e umanità ordinaria — il monaco cammina nella stessa strada del fornaio e del bevitore, non in un mondo separato.
Il cacciatore: la morte sul fiume
Il mondo dell’Ade nella cosmologia presepiale
Armato di fucile — anacronistico per l’epoca della Natività ma coerente con la Napoli del Settecento — il cacciatore si posiziona vicino alla parte alta del fiume. Nella tradizione partenopea è il simbolo della morte, in contrapposizione al pescatore che rappresenta la vita. Insieme, sul fiume, i due raccontano la dualità del mondo: alto e basso, celeste e Ade, giorno e notte, vita e morte.
La posizione del cacciatore nel presepe è quindi codificata: non va distribuito a caso nel villaggio, ma collocato vicino all’acqua, perché solo lì entra in dialogo simbolico con la sua controparte. È uno dei dettagli che distingue il presepe partenopeo curato da quello assemblato senza conoscere la tradizione.
La zingara: profezia ed eredità della Sibilla
Il punto di contatto tra mondo pagano e cristiano
La zingara è una giovane donna con vesti vivaci ma stracciate, raffigurata tradizionalmente con un cesto di arnesi di ferro o, in alternativa, con un bambino in braccio. Nel primo caso, gli arnesi di ferro richiamano i chiodi della crocifissione: la zingara diventa così profezia del dramma futuro di Cristo, una presenza inquietante posizionata dentro la festa della nascita. Nel secondo caso, con il bambino, simboleggia invece la Fuga in Egitto.
In entrambe le versioni, la zingara è considerata erede iconografica della Sibilla cumana — la profetessa pagana che, secondo la tradizione cristiana medievale, aveva preannunciato la nascita di Cristo. La sua presenza nel presepe partenopeo è il segno del riconoscimento che anche il mondo pagano aveva intuito qualcosa di vero. È il ponte tra le due religiosità che convivono nella cultura mediterranea.
Il fornaio: giugno, il mese del grano
Una figura del calendario dei dodici venditori
Nella tradizione partenopea, i mestieri venditori del villaggio sono dodici, uno per ogni mese dell’anno, e ricostruiscono nel presepe l’intero ciclo dell’anno solare. Il fornaio (o farinaro) rappresenta giugno, il mese del grano e del pane — l’attività centrale dell’estate agricola del Sud Italia. Posizionarlo nel presepe significa quindi inserire un riferimento al ciclo agricolo: la nascita di Gesù avviene dentro il tempo del villaggio, non in un istante astratto, ma in un anno fatto di stagioni, raccolti, mestieri che si avvicendano.
Come comporre il villaggio con queste sei figure
Ognuno nel proprio luogo simbolico
La tradizione partenopea non posiziona i mestieri vicino alla capanna, ma li distribuisce ognuno nel proprio luogo simbolico. Oste e bevitore vanno sulla porta della taverna, insieme, come scena unica. Il monaco cammina per il villaggio, può essere posizionato lungo un sentiero centrale. Il cacciatore deve stare vicino al fiume, nella parte alta, in dialogo simbolico con eventuali altri elementi acquatici. La zingara trova posto in margine alla folla, spesso vicino a un crocicchio o a un ponte. Il fornaio si colloca nella zona del mercato o davanti al proprio forno.
Questa distribuzione spaziale non è coreografica: ricostruisce la geografia simbolica del presepe, dove ogni punto del paesaggio ha il suo significato e ogni figura il suo posto preciso.
Domande frequenti
Cosa rappresenta l’oste nel presepe napoletano?
L’oste simboleggia l’Eucaristia, attraverso il vino che serve nella taverna. È una delle figure dove il presepe partenopeo fonde più esplicitamente sacro e profano: la scena quotidiana della taverna diventa, nel codice simbolico, un atto sacramentale nascosto. Spesso è accompagnato dal bevitore, che completa la scena consumando il vino.
Perché il cacciatore ha un fucile se il presepe è ambientato all’epoca di Cristo?
Il presepe napoletano non è ambientato nella Palestina del primo secolo, ma nella Napoli del Settecento — il regno di Carlo III di Borbone, periodo d’oro della tradizione. Il cacciatore con il fucile riflette quella precisa epoca storica, ed è coerente con il resto delle figure dei mestieri, anch’esse vestite secondo i costumi del XVIII secolo partenopeo.
Perché c’è una zingara nel presepe?
La zingara è considerata erede iconografica della Sibilla cumana, la profetessa pagana che secondo la tradizione cristiana aveva preannunciato la nascita di Cristo. Nel presepe partenopeo è il punto di contatto tra mondo pagano e cristiano. A seconda di come è raffigurata, simboleggia la profezia della Passione (con cesto di arnesi di ferro che richiamano i chiodi della crocifissione) o la Fuga in Egitto (con bambino in braccio).
Il monaco nel presepe ha un significato preciso?
Il monaco rappresenta l’anello di congiunzione esplicito tra sacro e profano nel villaggio, la presenza istituzionale della Chiesa dentro la folla quotidiana. È una figura ricorrente nella tradizione partenopea, spesso posizionata lungo i sentieri centrali del presepe.
Il fornaio rappresenta un mese specifico dell’anno?
Sì — nella tradizione partenopea i venditori sono dodici, uno per ogni mese dell’anno, e il fornaio (o farinaro) rappresenta giugno, il mese del grano e del pane. È parte del calendario simbolico che il presepe napoletano nasconde nel proprio mercato.





