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Scena Aratro Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32

16.39

Un uomo proteso in avanti, le mani che spingono sul manico dell’aratro, i piedi nudi sulla terra. Due buoi davanti, in coppia, che tirano in silenzio. È la scena agricola più antica dell’iconografia mediterranea, ed è anche la più densa di rimandi evangelici — la parabola del seminatore, il chicco di grano che muore per dare frutto. Il presepe partenopeo la conserva da secoli.

  • Scena estesa. Aratore, aratro, due buoi e base scenografica del campo arato — tutto modellato nel pezzo unico
  • Tecnica mista. Buoi dipinti a mano, aratore in serigrafia, ognuno trattato con la tecnica giusta
  • Altezza 6 cm — scala 1:32. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
  • Più estesa delle altre scene singole. Base più larga per accogliere l’aratore, l’aratro e la coppia di buoi
  • Firma Martino Landi. Disponibile anche all’interno del Set 2 Scene Aratro Maniscalco
Specifiche prodotto
Peso008 kg
Dimensioni20 × 7 × 10 cm
Unità di vendita

Forme e Soggetti

Stile

Tipo di Pittura

Dipinto in serigrafia

Larghezza

Altezza

Profondità

Peso kg

Materiale

Proporzione

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Descrizione

Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:32 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi

La scena agricola più antica del Mediterraneo

Da seimila anni — almeno — l’uomo ara la terra con due buoi e un aratro di legno. È un gesto agricolo che resta sostanzialmente identico dalla Mesopotamia neolitica fino alle campagne italiane del primo Novecento, prima dell’arrivo dei trattori. L’aratore del presepe partenopeo è quindi una figura quasi atemporale: potrebbe essere un contadino della Palestina di duemila anni fa, di Roma imperiale, della Napoli settecentesca, o di qualsiasi villaggio mediterraneo in cui il pane si fa ancora con la fatica delle mani.

Una scena completa estesa in PVC infrangibile, firma Martino Landi: l’aratore con i suoi due buoi e l’aratro di legno, modellati come pezzo unico con base scenografica integrata del campo arato, nella scala 1:32 della collezione Mini 6 SN.

Il chicco di grano che muore per dare frutto

Il rimando evangelico più diretto della scena

Il Vangelo di Giovanni (12,24) riporta una frase di Cristo che vale come chiave di lettura di questa scena: “se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. L’aratro che apre la terra è esattamente il gesto che prepara la “morte” del seme — il chicco viene gettato nel solco, sepolto dalla terra rimossa dall’aratro, e da quella sepoltura nasce dopo settimane il grano. È il ciclo di morte e resurrezione che Cristo userà per descrivere se stesso poco prima della Passione.

L’altra parabola evangelica direttamente richiamata da questa scena è quella del seminatore (Marco 4, Matteo 13), in cui Cristo paragona il Regno dei Cieli al gesto agricolo della semina. L’aratore del presepe non è quindi solo un contadino qualunque del villaggio — è una figura discretamente teologica, presenza silenziosa di una delle metafore più importanti di Cristo su se stesso. La sua presenza nel presepe partenopeo, accanto alla scena della Natività, è già la prefigurazione discreta della morte e resurrezione future.

Un costume diverso dagli altri personaggi

Tunica rossa, piedi nudi, un’iconografia “atemporale”

A differenza della castagnara con il fazzoletto rosso settecentesco, o dei musicanti con il loro mandolino partenopeo, l’aratore di questa scena indossa una tunica rossa con maniche gialle e lavora a piedi nudi sulla terra — un costume che richiama più l’iconografia biblica e mediterranea atemporale che il preciso Settecento napoletano. È una scelta dello scultore che enfatizza la dimensione “universale” della figura: l’aratore non è un contadino di un’epoca specifica ma il contadino in sé, fuori dal tempo, il gesto agricolo eterno che lega Mesopotamia, Palestina di Cristo, campagna mediterranea. Visivamente, questo lo distingue dalle altre figure del villaggio e gli conferisce un’aura più mitica, più archetipica.

I due buoi al giogo

Simbolo della pazienza e del lavoro condiviso

I due buoi che tirano l’aratro hanno una doppia lettura. Da un lato, sono parenti iconografici del bue della Natività — animale del sacrificio, paziente, forte, simbolo della pazienza divina nel codice della tradizione cristiana. Dall’altro, la coppia attaccata al giogo richiama la fatica condivisa: i due buoi tirano in sincronia perfetta, in un’immagine del lavoro che si compie solo nella reciprocità, esattamente come i boscaioli che segano insieme il tronco. È un’eco discreta dello stesso valore che attraversa più scene del presepe partenopeo — il lavoro umano si compie pienamente solo in due.

L’aratro di legno e la prima fase della filiera del pane

Dal solco al grano al pane all’Eucaristia

L’aratro di legno con vomere di metallo nero che apre il solco è la prima fase della filiera che porta dal campo all’Eucaristia. L’aratore apre la terra, il seminatore vi depone il grano, il mietitore raccoglie le spighe a luglio, il mugnaio macina la farina, il fornaio cuoce il pane, e quel pane diventa nella Messa il corpo di Cristo. La scena dell’aratro è quindi il punto zero di tutta questa catena — il momento più antico, più nascosto, più dimenticato della simbologia eucaristica del presepe partenopeo. Senza l’aratore non c’è grano, senza grano non c’è pane, senza pane non c’è Eucaristia.

Scena singola o set completo con il maniscalco

Versione individuale o all’interno del Set 2 Scene

La Scena Aratro è disponibile sia in versione singola — questo prodotto — sia come parte del Set 2 Scene Aratro Maniscalco, che include oltre all’aratore anche la scena del maniscalco con il cocchiere e il cavallo. La scelta dipende dall’approccio: la versione singola a €19,99 è la soluzione se vuoi solo questa scena specifica per la zona agricola del presepe. Il set a €35,99 con anche il maniscalco è la scelta che copre entrambi i grandi mestieri del villaggio settecentesco — quello della terra (l’aratore) e quello della bottega (il maniscalco) — a un prezzo per scena leggermente inferiore.

Dove posizionare la scena nel presepe

Lontano dal villaggio, in periferia

L’aratore con i buoi appartiene alla campagna, non al villaggio. Va posizionato nelle aree periferiche del presepe — ai margini dell’abitato, in una zona di campi aperti, lontano dalla capanna della Natività e dal centro del paese. Iconograficamente, la scena dà il meglio quando è inserita in uno spazio di terreno più ampio e visivamente separato dal villaggio, in modo che il gesto del lavoro agricolo si stacchi dalla folla cittadina e abbia il suo respiro. In un presepe particolarmente articolato, può fare da contrapposto all’aria di città dell’osteria o della castagnara — il lavoro della terra contro il lavoro delle strade.

Domande frequenti

Perché questa scena costa più del doppio delle altre scene singole?

La complessità modellistica è significativamente maggiore. Le altre scene singole (Castagnara, Musicanti, Osteria, Boscaioli, costo €8,99) contengono una o due figure umane su una base contenuta. Questa scena contiene un aratore, un aratro complesso, due buoi (animali che richiedono pittura a mano accurata) e una base scenografica più estesa per accogliere tutto. Il prezzo riflette il maggior contenuto del pezzo.

Cosa rappresenta simbolicamente l’aratore nel presepe?

L’aratore richiama direttamente due parabole evangeliche centrali: la parabola del seminatore (Marco 4, Matteo 13) e l’immagine del chicco di grano che muore per dare frutto (Giovanni 12,24). Il gesto di aprire la terra per accogliere il seme è quindi una prefigurazione discreta della morte e resurrezione di Cristo. Inoltre, l’aratura è il primo passaggio della filiera che porta dal grano al pane all’Eucaristia — quindi è il punto zero della simbologia eucaristica del presepe.

Perché l’aratore non è vestito da partenopeo settecentesco come gli altri?

È una scelta dello scultore che enfatizza la dimensione “atemporale” della figura. L’aratura è un gesto agricolo praticamente identico da seimila anni — dalla Mesopotamia neolitica alle campagne italiane del primo Novecento. L’aratore con tunica e piedi nudi richiama un’iconografia biblica/mediterranea universale, non un’epoca specifica. È il “contadino in sé”, il gesto agricolo eterno, in contrapposizione alla castagnara o al cliente dell’osteria che sono chiaramente personaggi del Settecento partenopeo.

Conviene di più la scena singola o il Set 2 Scene Aratro Maniscalco?

Dipende da quante “grandi scene” vuoi nel presepe. La scena singola a €19,99 è la soluzione per chi vuole solo l’aratore. Il Set 2 Scene a €35,99 include anche il maniscalco con il cocchiere e il cavallo — quindi due grandi scene a €17,99 ciascuna, leggermente più conveniente per pezzo se prendi anche la seconda. Le due scene insieme abbracciano l’intera economia del villaggio: dal lavoro della terra al lavoro della bottega.

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