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Set 2 Scene Aratro Maniscalco Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32

35.99

Due micro-quadri narrativi sul lavoro, modellati come pezzi unici con multiple figure e scenografia integrata. L’aratore con i suoi due buoi che apre la terra — la fatica antica del seminatore. Il maniscalco al lavoro con il cocchiere e il cavallo — la ferratura, il fabbro specializzato, l’incudine sulla pietra. Due scene che il presepe partenopeo conserva da secoli, ognuna piena di simbologia.

  • Due scene complete. Aratore con buoi, Maniscalco con cocchiere e cavallo
  • Multiple figure per pezzo, con base scenografica. Il livello compositivo più articolato della linea
  • Altezza 6 cm — scala 1:22. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
  • Tecnica mista. Buoi e cavallo dipinti a mano, figure umane in serigrafia
  • Firma Martino Landi. Modellazione complessa che valorizza la scala domestica
Specifiche prodotto
Unità di vendita

Forme e Soggetti

Stile

Tipo di Pittura

Dipinto in serigrafia

Larghezza

Altezza

Profondità

Peso kg

Materiale

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Descrizione

Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:22 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi

Due scene del lavoro, due simboli della vita

Il presepe napoletano non racconta solo la nascita di Cristo: racconta tutta la vita umana che attorno a quella nascita continua, con la sua fatica quotidiana, le sue stagioni, i suoi mestieri. Queste due scene — l’aratore che apre la terra con i buoi, il maniscalco che ferra il cavallo del cocchiere — sono due delle composizioni più dense della tradizione partenopea sul tema del lavoro, ognuna costruita come micro-narrazione completa con figure umane, animali e scenografia integrata.

Due scene complete in PVC infrangibile, firma Martino Landi, stile napoletano: la prima dedicata al lavoro contadino della terra, la seconda al lavoro artigianale della bottega. Una coppia che racconta l’intera economia del villaggio partenopeo del Settecento.

L’aratore con i buoi: il chicco di grano che muore

La parabola del seminatore nella scena del lavoro

L’immagine del contadino che ara con i buoi è una delle più antiche dell’iconografia agraria, ed è anche una delle più cariche di significato cristiano. Il Vangelo di Giovanni (12,24) riporta una frase di Cristo che vale come chiave di lettura di questa scena: “se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. L’aratro che apre la terra è il gesto che prepara la sepoltura del seme — la fatica che precede la nascita.

L’altra parabola evangelica direttamente richiamata da questa scena è quella del seminatore (Marco 4, Matteo 13), in cui Cristo paragona il Regno dei Cieli al gesto agricolo della semina. L’aratore del presepe partenopeo non è quindi solo un contadino qualunque del villaggio: è una figura discretamente teologica, presenza silenziosa di una delle metafore più importanti di Cristo su se stesso.

I due buoi attaccati all’aratro raddoppiano la simbologia. Da un lato, sono parenti iconografici del bue della Natività — animale del sacrificio, paziente, forte, simbolo della pazienza divina. Dall’altro, la coppia al giogo lavora in sincronia perfetta, in un’immagine del lavoro condiviso che si compie solo nella reciprocità. È anche, in chiave più immediata, la scena del grano che diventerà pane — la prima fase della filiera che porta all’Eucaristia.

Il maniscalco con il cocchiere e il cavallo: il ferro e la cura

Tre figure in interazione, l’incudine sulla pietra

La seconda scena raffigura un momento preciso: il cocchiere ha portato il proprio cavallo alla bottega del maniscalco per la ferratura, tiene l’animale per la testa per calmarlo, mentre il maniscalco solleva il martello sopra l’incudine appoggiata su un ceppo di legno. Tre figure in interazione esplicita — uomo, animale, artigiano — nella scena di lavoro più articolata del presepe napoletano.

Il maniscalco è un fabbro specializzato nella ferratura dei cavalli. Ne condivide quindi la simbologia del ferro — materiale insieme di utensili quotidiani e dei chiodi della crocifissione — ma vi aggiunge una dimensione di servizio: il maniscalco lavora il ferro non per sé ma per permettere il movimento di altri, per consentire al cavallo di camminare senza farsi male sulla strada. È una delle figure più “altruiste” del villaggio settecentesco.

Il cocchiere con il cavallo introduce nel presepe la dimensione del trasporto. Nella Napoli del Settecento il cocchiere era una figura del contatto tra classi sociali — conduceva le carrozze nobiliari attraverso la città, incrociando il popolo nelle stesse strade. Il cavallo, nel presepe partenopeo, è spesso variante alternativa del cammello nel corteo dei Re Magi (nei mosaici antichi i Magi sono talvolta a cavallo, non sui cammelli) — la sua presenza nel villaggio prefigura la cavalcatura del corteo orientale.

Le scene “complete”: il livello compositivo più articolato della linea

Dalla figura singola al “doppio” alla scena con base scenografica

La collezione Mini 6 SN propone tre livelli crescenti di articolazione modellistica. Le figure singole — personaggi individuali, ognuno con il proprio significato simbolico. I soggetti “doppi” — composizioni che includono nel singolo pezzo un personaggio più un secondo elemento, animale o attrezzo. Le scene — il livello più complesso, dove multiple figure interagiscono tra loro all’interno di una base scenografica integrata.

Queste due scene aratore-maniscalco rappresentano l’apice dell’articolazione narrativa della linea: ognuna include più figure, base lavorata (il terreno arato per la prima, la pavimentazione di pietre per la seconda), e oggetti specifici del mestiere (l’aratro, l’incudine, il martello, le tenaglie). Sono pezzi pensati per essere il “punto focale” di un’area del presepe — quel piccolo quadro su cui l’occhio si ferma a guardare più a lungo che sulle figure singole.

Tecnica mista: a mano per gli animali, serigrafia per le figure umane

Ogni elemento trattato con la tecnica adatta

Le scene combinano figure animali e figure umane, e di conseguenza convivono le due tecniche pittoriche della collezione Landi. I due buoi della prima scena e il cavallo della seconda sono dipinti a mano — perché su un manto la varietà tonale fa la differenza visiva, ed è dove la pittura manuale eccelle. L’aratore, il maniscalco e il cocchiere sono invece trattati in serigrafia, la tecnica industriale di alta precisione che permette di mantenere costante il dettaglio del volto, delle vesti e degli accessori.

Dove posizionare le due scene nel presepe

Aratore in periferia, maniscalco nel villaggio

Le due scene vanno posizionate in due aree distinte del presepe, perché rappresentano due dimensioni diverse del lavoro. L’aratore con i buoi appartiene alla campagna — il campo aperto, lontano dal centro abitato, in un’area periferica del presepe dove il villaggio cede il posto alla natura coltivata. Il maniscalco con il cocchiere appartiene invece al villaggio vero e proprio — nella zona delle botteghe artigianali, lungo la strada principale, dove i cavalli di passaggio si fermano per essere ferrati. Le due scene insieme abbracciano l’intera estensione del villaggio settecentesco: dal campo coltivato alla strada cittadina.

Domande frequenti

Le due scene sono pezzi unici o le figure si separano?

Ogni scena è un pezzo unico modellato come blocco — figure umane, animali e base scenografica sono fusi insieme. Questo garantisce che la composizione resti sempre coerente: i buoi non si separano dall’aratro, il cocchiere mantiene la presa sul cavallo, il maniscalco resta vicino all’incudine. Le due scene sono però distinte tra loro e si posizionano indipendentemente nel presepe.

Cosa rappresenta simbolicamente l’aratore nel presepe?

L’aratore richiama direttamente due parabole evangeliche centrali: la parabola del seminatore (Marco 4, Matteo 13) e l’immagine del chicco di grano che muore per dare frutto (Giovanni 12,24). Il gesto di aprire la terra per accogliere il seme è quindi una prefigurazione discreta della morte e resurrezione di Cristo — un seme che cade nella terra, “muore”, e produce frutto. È una delle scene più teologicamente dense del presepe partenopeo.

Qual è la differenza tra fabbro e maniscalco?

Il fabbro lavora il ferro per produrre utensili generici — falci, badili, serrature, ferri di cavallo grezzi. Il maniscalco è un fabbro specializzato che ferra i cavalli al loro zoccolo: prende il ferro già forgiato dal fabbro e lo applica all’animale, modellandolo al singolo zoccolo. Nel presepe le due figure possono coesistere in botteghe distinte, oppure essere unificate nello stesso personaggio nei presepi più semplici.

Si abbinano agli altri set della collezione Mini 6 SN?

Sì — tutta la collezione Mini 6 SN segue la stessa scala, quindi le due scene si integrano coerentemente con tutti gli altri prodotti della linea (Set Natività, Set Re Magi, Set Pastori, Set Soggetti Napoletani, Set 9 Soggetti “doppi”, Set 4 Scene Napoletane). Le scene si abbinano particolarmente bene a un presepe già popolato di figure singole, perché aggiungono punti di “movimento” e interazione tra i personaggi statici.

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