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Scena Fruttivendolo Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32

11.89

 

Il giovane fruttivendolo, in giacca rossa e calzoni rigati, solleva una zucca dal banco. La donna in costume popolare, con il fazzoletto in testa, porta un cesto di verdure dal campo. Sul banco di legno, già esposti, tre frutti rossi tondi. È la scena dell’allestimento del banco — il momento prima che i clienti arrivino — colto nella sua attività silenziosa di preparazione.

  • Scena di media taglia. Due figure, banco con frutti, cesto e zucca — tutto modellato nel pezzo unico
  • Misure: 9,2 × 4,6 × 6,1 cm. Fascia intermedia tra le scene singole e quelle estese
  • Altezza 6 cm — scala 1:32. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
  • PVC infrangibile, dipinto in serigrafia. Firma Martino Landi
  • Iconografia dell’abbondanza. I frutti della terra come segno della generosità del creato
Specifiche prodotto
Peso0045 kg
Dimensioni14 × 8 × 8 cm
Unità di vendita

Forme e Soggetti

Stile

Tipo di Pittura

Dipinto in serigrafia

Larghezza

Altezza

Profondità

Peso kg

Materiale

Proporzione

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Descrizione

Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:32 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi

L’allestimento del banco, prima dei clienti

Non è la scena della vendita — è la scena che la precede. Il fruttivendolo solleva una zucca dal banco, sembra valutarla per la migliore esposizione. La donna arriva dal campo con un cesto di verdure fresche, lo sta appoggiando vicino al banco. Tre frutti rossi sono già pronti in mostra, in attesa che il primo cliente passi. È il momento del lavoro che precede il commercio — la cura silenziosa di chi prepara l’abbondanza prima di venderla.

Una scena di media taglia in PVC infrangibile, firma Martino Landi: fruttivendolo, donna con cesto, banco di legno con frutti già esposti, modellati come pezzo unico con base scenografica integrata, nella scala 1:32 della collezione Mini 6 SN.

L’abbondanza della terra come segno di benedizione

I frutti come simbolo della generosità del creato

Nella simbologia del presepe partenopeo i frutti hanno un ruolo preciso. Rappresentano l’abbondanza della terra benedetta — la generosità del creato che produce per nutrire l’uomo. La presenza del fruttivendolo nel villaggio è quindi un segno positivo, l’opposto della carestia e della fame: dove la frutta è esposta sul banco, la terra ha dato. È una delle dimensioni più “festose” del presepe partenopeo, perché ricorda che la nascita di Cristo avviene in un mondo in cui la natura continua a produrre i suoi frutti, e che l’umanità ordinaria continua a venderli, comprarli, mangiarli.

Iconograficamente, la frutta in mostra sul banco fa coppia con il pane del fornaio e con il vino dell’oste: insieme costituiscono i tre pilastri dell’alimentazione mediterranea — pane, vino, frutta — che il presepe napoletano celebra come segni della Provvidenza divina sull’umanità del villaggio.

Il fruttivendolo e la donna: commerciante e contadina

Un dettaglio di classe sociale nella composizione

Le due figure raccontano un piccolo dettaglio sociologico interessante. Il giovane fruttivendolo è vestito con una certa eleganza — giacca rossa pulita, fazzoletto bianco al collo, calzoni a righe verticali bianche e azzurre, calze bianche. È l’abito di un commerciante di città, non di un contadino. La donna invece indossa il costume popolare partenopeo: fazzoletto annodato in testa, gilet rosso, gonna a fantasia rossa e bianca, scarpe da lavoro. Iconograficamente sembra rappresentare la contadina che porta la merce dal campo al banco, dove il commerciante la espone e la vende.

È una scena che racconta in piccolo la struttura del commercio settecentesco partenopeo: la frutta nasceva nella campagna (la contadina), arrivava al mercato (il banco), veniva venduta dal commerciante di città (il fruttivendolo). La filiera completa condensata in due figure che si scambiano la merce nel momento esatto dell’arrivo.

I frutti sul banco: cosa possono rappresentare

Mele, melagrane, zucche — la simbologia dei frutti

I frutti rossi e tondi sul banco e nelle mani del fruttivendolo possono essere letti in vari modi nella tradizione iconografica cristiana. Se sono mele, richiamano il frutto proibito dell’Eden — il peccato originale di Adamo ed Eva (Genesi 3) — e la nascita di Cristo come “nuovo Adamo” che ripara quel peccato. Se sono melagrane, hanno una delle simbologie più ricche dell’iconografia cristiana: i tanti semi contenuti in un singolo frutto rappresentano la Chiesa universale (i molti fedeli uniti in un solo corpo), e il colore rosso del succo richiama il sangue della Passione e la resurrezione.

La zucca che il fruttivendolo sta sollevando ha invece un riferimento più popolare e stagionale — è l’autunno mediterraneo per eccellenza, il momento del raccolto della terra prima dell’inverno, che si lega indirettamente al periodo natalizio. Nella tradizione partenopea le zucche venivano essiccate e conservate per l’inverno, ed erano una riserva alimentare importante delle famiglie contadine.

Il fruttivendolo nel calendario dei venditori

Una figura trasversale alle stagioni

Nella tradizione del calendario dei dodici venditori del presepe napoletano — uno per ogni mese dell’anno — il fruttivendolo è una figura “trasversale” che non rappresenta un singolo mese ma attraversa diverse stagioni a seconda di quali frutti porta. Alla fine, ogni stagione ha la propria frutta: dalle ciliegie di maggio ai fichi di settembre, dalle castagne di novembre alle mele invernali. Il fruttivendolo che cambia esposizione mese dopo mese è quindi la figura che meglio rappresenta la ciclicità del calendario agricolo, e la sua presenza nel presepe ricorda che la terra produce frutti diversi in tempi diversi, in un ciclo ininterrotto di abbondanza.

Dove posizionare la scena nel presepe

Nel mercato del villaggio

La scena del fruttivendolo trova posto naturalmente nella zona del mercato del villaggio, dove tradizionalmente i banchi dei venditori si allineavano lungo una strada o attorno a una piazza. È iconograficamente bello posizionarla in prossimità di altre figure dei venditori (la castagnara, il pescivendolo, il pollivendolo) per ricostruire il “mercato del presepe” — un’area dedicata al commercio della vita quotidiana. La presenza della contadina con il cesto suggerisce inoltre di lasciare uno spazio “aperto” dietro la scena, come se la donna stesse arrivando dalla campagna, dando al presepe la sensazione di un mercato che è in pieno movimento.

Domande frequenti

Cosa rappresenta il fruttivendolo nel presepe napoletano?

Il fruttivendolo è la figura dell’abbondanza della terra benedetta — i frutti del creato che la natura continua a produrre per nutrire l’umanità. La sua presenza nel villaggio è un segno positivo, l’opposto della carestia. Insieme al fornaio (pane) e all’oste (vino) costituisce i tre pilastri dell’alimentazione mediterranea, celebrati come segni della Provvidenza divina sull’umanità.

Perché ci sono due figure vestite in modo così diverso?

L’uomo è vestito con eleganza cittadina (giacca rossa pulita, fazzoletto, calzoni a righe), la donna in costume popolare contadino (fazzoletto in testa, gonna a fantasia). Iconograficamente sembra rappresentare la filiera del commercio settecentesco partenopeo: la contadina porta la merce dal campo, il commerciante di città la espone e la vende. È una scena che racconta in piccolo come funzionava realmente il mercato della frutta nella Napoli del Settecento.

Che frutti sono esposti sul banco?

Sul banco sono visibili tre frutti rossi tondi (mele o melagrane) e nelle mani del fruttivendolo si vede una zucca. La selezione mescola simboli diversi della tradizione iconografica cristiana: la mela richiama il frutto dell’Eden (Genesi), la melagrana simboleggia la Chiesa universale e la resurrezione, la zucca rappresenta il raccolto autunnale e la riserva per l’inverno.

Quali sono le misure precise della scena?

La scena misura 9,2 cm in lunghezza, 4,6 cm in larghezza e 6,1 cm in altezza, per un peso di circa 39 grammi. È una scena di taglia intermedia rispetto alla collezione: più estesa delle scene singole “piccole” (Castagnara, Boscaioli, Musicanti, Osteria a tavola, tutte intorno agli 8 cm di lunghezza) ma più contenuta delle scene “grandi” come Aratro o Maniscalco.

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