Uomo con Bimbo su Botte Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32
€9.83
Un viaggiatore arriva a cavallo del suo asino, il cane gli cammina davanti. Sulla botte, un giovane del villaggio è seduto a riposare. Si guardano, forse si parlano, forse no — un momento qualunque della vita di strada del villaggio settecentesco partenopeo, colto nella sua casualità silenziosa. Il presepe napoletano è fatto anche di questi piccoli incroci che non hanno una ragione narrativa precisa, ma che rendono vivo il villaggio.
- Scena di media taglia. Uomo a cavallo dell’asino, cane, giovane seduto sulla botte — tutto nel pezzo unico
- Tecnica mista. Asino e cane dipinti a mano, figure umane in serigrafia
- Altezza 6 cm — scala 1:32. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
- PVC infrangibile. Firma Martino Landi
- Iconografia dell’incontro casuale. Il viandante e il residente, l’asino e la botte
| Peso | 005 kg |
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| Dimensioni | 14 × 8 × 8 cm |
| Unità di vendita | |
| Forme e Soggetti | |
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| Tipo di Pittura | Dipinto in serigrafia |
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Descrizione
Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:32 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi
Un incontro qualunque, fuori dalla taverna
Non tutte le scene del presepe raccontano un’azione importante. Alcune raccontano semplicemente un momento — un viaggiatore che arriva al villaggio sull’asino, un ragazzo del posto seduto su una botte all’aperto, un cane che cammina davanti. Si guardano, forse si scambiano una parola, forse no. Tra un secondo l’uomo proseguirà oltre, il ragazzo resterà sulla botte. Eppure è proprio in questi piccoli momenti senza ragione che il villaggio partenopeo diventa veramente vivo, perché un villaggio è fatto di incontri ordinari più che di gesti memorabili.
Una scena di media taglia in PVC infrangibile, firma Martino Landi: viaggiatore a cavallo dell’asino con cane al seguito, e giovane seduto sulla botte di legno, tutto modellato come pezzo unico con base scenografica integrata nella scala 1:32 della collezione Mini 6 SN.
L’asino: cavalcatura del povero, eco della Fuga in Egitto
Una presenza simbolicamente densa nel presepe
L’asino come cavalcatura, nel presepe napoletano, non è mai una scelta neutra. Era l’animale del povero — chi non poteva permettersi un cavallo viaggiava sull’asino, e tutta la classe popolare del Settecento partenopeo lo usava per spostarsi nei sentieri di campagna. Iconograficamente, l’uomo a cavallo dell’asino richiama discretamente la Fuga in Egitto: il Vangelo di Matteo (2,13-15) racconta che Giuseppe, avvertito in sogno della Strage degli Innocenti, fugge con Maria e Gesù in Egitto, e nella tradizione iconografica Maria viaggia proprio sull’asino con il Bambino in braccio.
L’asino è anche, naturalmente, il compagno del bue nella scena della Natività — il bue conosce il padrone e l’asino la mangiatoia, secondo il passo di Isaia (1,3) ripreso nei Vangeli apocrifi. Ogni asino nel presepe richiama quindi indirettamente l’asino della grotta. La sua presenza nel villaggio è un piccolo riferimento iconografico al cuore della scena della Natività.
Il cane: l’unico animale “domestico” del presepe
Fedeltà, protezione, compagnia
Il cane che cammina davanti all’asino è un dettaglio non scontato del presepe napoletano. A differenza degli altri animali della scena — pecore, buoi, cammelli, elefanti, cavalli, tutti animali del lavoro o del corteo orientale — il cane è l’unico vero “animale domestico” del villaggio, l’unico che accompagna un essere umano per pura compagnia. Iconograficamente è simbolo di fedeltà (il cane segue il padrone senza chiedere nulla in cambio), di protezione (proteggeva i viandanti dai briganti e gli animali da preda), e di affetto disinteressato. La sua presenza nella scena umanizza la composizione, e ricorda che anche nel villaggio settecentesco l’amicizia con gli animali era un valore vissuto, non solo lavorativo.
La botte come panchina: il riposo del villaggio
L’oggetto del lavoro che diventa luogo di sosta
Il giovane è seduto a cavalcioni su una botte di legno scuro, in posizione di riposo, con le gambe sollevate sui lati. È una scena tipica della vita rurale partenopea: le botti, contenitori del vino o dell’olio, venivano lasciate fuori dalle taverne e dalle cantine durante il giorno, e diventavano panchine improvvisate dove i giovani del villaggio si sedevano per prendere aria, parlare, osservare i passanti. La botte conserva la sua simbologia eucaristica (contenitore di vino = sangue di Cristo) ma qui aggiunge una dimensione più feriale: è anche il “punto di sosta” del villaggio, il luogo informale dove la gente si fermava senza ragione precisa.
L’incontro casuale: una scena “narrativamente aperta”
Il viandante e il residente, lo sguardo che passa
A differenza di altre scene della collezione, che raccontano un mestiere specifico o una transazione esplicita (la castagnara che vende, l’oste che serve, il maniscalco che ferra), questa scena è “narrativamente aperta”: il viaggiatore arriva, il giovane lo osserva, l’asino prosegue. Cosa succede dopo non è dato sapere. È uno dei tratti più affascinanti del presepe partenopeo — la capacità di tenere insieme scene di forte simbologia (la Natività, l’Eucaristia, la Passione prefigurata) con scene di pura vita quotidiana, senza messaggio teologico esplicito. Il villaggio settecentesco è anche fatto di questi momenti — di gente che si guarda passare senza che accada nulla.
Dove posizionare la scena nel presepe
Sulla strada del villaggio, fuori dalla taverna
La scena va posizionata lungo una strada di passaggio del villaggio, in un punto dove il viaggiatore con l’asino potrebbe realisticamente essere arrivato — magari vicino a una taverna (dato che la botte è arredo tipico delle osterie all’aperto), o lungo una via di transito tra il villaggio e la campagna. Posizionarla in un punto di “incontro” tra zone diverse del presepe — tra il mercato e la zona delle botteghe, tra la zona della Natività e le strade periferiche — funziona iconograficamente, perché l’uomo sull’asino è figura di transito per definizione.
Domande frequenti
Cosa rappresenta simbolicamente l’asino nel presepe?
L’asino è una delle figure più dense del presepe. Iconograficamente richiama la Fuga in Egitto — secondo il Vangelo di Matteo, Maria viaggiò sull’asino con il Bambino in braccio durante la fuga ordinata da Erode. È anche, naturalmente, l’asino della Natività (compagno del bue accanto alla mangiatoia secondo i Vangeli apocrifi). Nella vita quotidiana del Settecento partenopeo, era la cavalcatura del povero, l’animale di chi non poteva permettersi un cavallo.
Perché il cane nel presepe?
Il cane è l’unico vero “animale domestico” del presepe — l’unico che accompagna un essere umano per pura compagnia, non per lavoro o per corteo. Iconograficamente simboleggia fedeltà, protezione e affetto disinteressato. La sua presenza umanizza la scena del viaggiatore e ricorda che anche nel villaggio settecentesco l’amicizia con gli animali era un valore vissuto.
Perché un giovane è seduto sulla botte?
Era una scena tipica della vita rurale partenopea: le botti contenitrici di vino o olio venivano lasciate fuori dalle taverne durante il giorno e diventavano panchine improvvisate dove i giovani del villaggio si sedevano per prendere aria o osservare i passanti. La botte conserva la sua simbologia eucaristica (contenitore di vino = sangue di Cristo) ma qui aggiunge una dimensione più feriale di “punto di sosta” del villaggio.
Si abbina ad altri set della collezione?
Sì — tutta la collezione Mini 6 SN segue la stessa scala 1:32, quindi questa scena si integra coerentemente con tutti gli altri prodotti della linea. Si abbina particolarmente bene al Set 5 Gruppi (che contiene altre scene a tema viaggio e trasporto), alle Scene singole della taverna e dell’osteria (per affinità di ambientazione), e alle figure singole di pastori e viandanti.




