Carro con Maiali Trainato da Mucca Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32
€13.93
Una mucca bianca traina il carretto con le sponde alte. Sopra il carico, due maiali rosa adulti pronti per il viaggio. È la scena del trasporto degli animali vivi verso il macellaio del villaggio. Iconograficamente si collega direttamente al rito annuale del maiale nel Sud Italia, momento centrale dell’economia contadina settecentesca partenopea.
- Composizione completa. Mucca podolica, carretto con sponde a stecche, due maiali rosa adulti
- Misure: 15,5 × 4,5 × 5 cm. Composizione estesa in lunghezza
- Tecnica mista. Mucca e maiali dipinti a mano, carretto in legno modellato con dettagli artigianali
- Altezza 6 cm — scala 1:32. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
- PVC infrangibile. Firma Martino Landi, disponibile anche nel Set 3 Carretti trainati da Mucche
| Peso | 006 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 20 × 7 × 10 cm |
| Unità di vendita | |
| Forme e Soggetti | |
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| Tipo di Pittura | Dipinto a mano |
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| Peso kg | |
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Descrizione
Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:32 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi
Il rito annuale del maiale comincia qui
Nelle campagne del Sud Italia del Settecento, il maiale era molto più di un semplice animale da allevamento. Era il fulcro dell’economia familiare contadina. Una famiglia che possedeva un maiale aveva carne, salumi e grasso per buona parte dell’anno. Inoltre, la sua macellazione era un evento collettivo a cadenza annuale.
Una composizione completa in PVC infrangibile, firma Martino Landi. Mucca podolica, carretto in legno con sponde alte a stecche, ruota piena rossa e due maiali rosa adulti sono modellati come pezzo unico, nella scala 1:32 della collezione Mini 6 SN.
Gennaio: il mese del maiale
Il rito contadino del Sud Italia
La macellazione del maiale era tradizionalmente associata a gennaio nelle campagne meridionali. La ragione era strettamente pratica: il freddo dell’inverno permetteva la conservazione delle carni e l’inizio della stagionatura dei salumi. Inoltre, si svolgeva subito dopo le festività natalizie, quando l’animale aveva raggiunto il peso massimo dopo mesi di ingrasso autunnale.
Il rito durava più giorni. Coinvolgeva l’intera famiglia contadina e spesso anche vicini e parenti. Si lavorava all’aperto, attorno a un grande tavolone, dividendo le parti dell’animale e preparando salami, prosciutti, sanguinacci, lardo. È una delle tradizioni più antiche della cultura contadina italiana. Dunque il carretto della scena coglie l’inizio di questo rito: il momento in cui l’animale lascia la porcilaia di casa e viene portato dove sarà macellato.
Il maiale come economia familiare
Un’animale che durava un anno intero
Nelle campagne meridionali del Settecento esisteva un detto che recitava: “del maiale non si butta via niente”. Era letteralmente vero. Ogni parte dell’animale aveva un uso specifico. La carne magra diventava salami e prosciutti. Il grasso veniva sciolto in strutto, il principale grasso da cucina della tradizione meridionale. Le frattaglie diventavano sanguinacci e mortadelle. Anche le setole servivano: i barbieri le usavano per fare pennelli da barba.
Dunque possedere un maiale significava per una famiglia contadina avere cibo conservato per buona parte dell’anno. Era l’unico modo per accumulare proteine animali a lunga durata in un’epoca senza frigoriferi. Inoltre, il salame e il prosciutto stagionato potevano durare mesi appesi nelle cantine. Iconograficamente, dunque, i due maiali del carretto sono molto più che animali. Sono la promessa di sopravvivenza alimentare per le famiglie contadine.
Il carretto a sponde alte
Costruito apposta per il trasporto del bestiame
Il carretto della scena ha una caratteristica precisa che lo distingue dagli altri due del Set 3 Carretti. Ha sponde alte a stecche verticali, costruite apposta per contenere animali vivi. Le stecche di legno verticali impedivano ai maiali di saltare fuori durante il viaggio. Inoltre, lasciavano passare l’aria, permettendo agli animali di respirare durante il trasporto. È un dettaglio funzionale dell’artigianato carraio settecentesco che il presepe partenopeo conserva fedelmente.
Il collegamento con la Scena Macellaio
Un passaggio intermedio della filiera della carne
Questa scena si lega direttamente alla Scena Macellaio della collezione Mini 6 SN. Il macellaio rappresenta gennaio nel calendario dei dodici venditori del presepe partenopeo. Inoltre, il suo banco è carico dei prodotti della macellazione del maiale: salami appesi, prosciutti stagionati, caciotte. I due maiali del carretto sono il passaggio intermedio tra la porcilaia e il banco della macelleria. Dunque il presepe rurale partenopeo non racconta solo il risultato finale (la carne conservata) ma anche il momento del trasporto, l’arrivo dell’animale al destino macellaio. Insieme, le due scene costruiscono l’intera filiera della carne dal vivo al conservato.
La mucca podolica come traino
Una scena con due specie animali
La scena è iconograficamente interessante perché unisce due specie zoologiche diverse. La mucca podolica bianca al traino è la stessa razza autoctona del Sud Italia che vediamo negli altri carretti del Set 3. È un animale da lavoro, paziente e robusto. I maiali rosa sopra il carretto sono invece un’altra storia: animali destinati alla macellazione, non al lavoro. Inoltre, la differenza tra i due ruoli racconta la complessità della gestione zootecnica del villaggio settecentesco. Alcuni animali servivano vivi (la mucca per il latte e il traino, l’asino per il trasporto). Altri servivano dopo la macellazione (il maiale per la carne conservata).
Dove posizionare la scena nel presepe
Verso il macellaio del villaggio
Il carretto dei maiali va posizionato su un sentiero rurale in direzione del villaggio, idealmente verso la zona del mercato. Funziona particolarmente bene se nel tuo presepe è presente la Scena Macellaio: il carretto sembrerà allora consegnare proprio a lui gli animali destinati alla macellazione di gennaio. Inoltre, la composizione si abbina al Carretto del fieno e al Carretto della botte del Set 3 Carretti. Le tre scene insieme rappresentano la filiera completa del trasporto contadino partenopeo, e funzionano molto bene se posizionate in tre punti diversi della periferia agricola del presepe.
Domande frequenti
Perché i maiali nel presepe?
Nelle campagne meridionali del Settecento il maiale era il fulcro dell’economia familiare contadina. Una famiglia che possedeva un maiale aveva carne, salumi e grasso per buona parte dell’anno. La sua macellazione era un evento collettivo a cadenza annuale, tradizionalmente associato a gennaio. Iconograficamente, dunque, i maiali del carretto rappresentano la sopravvivenza alimentare delle famiglie contadine del villaggio.
Perché la macellazione del maiale si faceva a gennaio?
La ragione era strettamente pratica: il freddo dell’inverno permetteva la conservazione delle carni e l’inizio della stagionatura dei salumi. Inoltre, si svolgeva subito dopo le festività natalizie, quando l’animale aveva raggiunto il peso massimo dopo mesi di ingrasso autunnale. Il rito durava più giorni e coinvolgeva l’intera famiglia contadina, spesso con vicini e parenti.
Perché il carretto ha le sponde alte?
Le sponde alte a stecche verticali sono costruite apposta per il trasporto di animali vivi. Impedivano ai maiali di saltare fuori durante il viaggio. Inoltre, le stecche lasciavano passare l’aria, permettendo agli animali di respirare durante il trasporto. È un dettaglio funzionale dell’artigianato carraio settecentesco che il presepe partenopeo conserva fedelmente.
Come si abbina questa scena alla Scena Macellaio?
Le due scene rappresentano due momenti consecutivi della stessa filiera della carne. Il carretto dei maiali è il trasporto degli animali vivi verso il macellaio. La Scena Macellaio mostra invece il banco già carico dei prodotti finiti: salami, prosciutti, caciotte. Insieme costruiscono l’intera filiera dalla porcilaia al banco conservato della macelleria.




