Carro con Botte Trainato da Mucca Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32
€13.93
Una mucca bianca traina un carretto con sopra una grande botte di legno scuro, posata di traverso. È la scena del trasporto del vino dalla cantina alla taverna del villaggio. Il vino in viaggio porta con sé tutta la simbologia eucaristica del sangue di Cristo. Inoltre, la mucca da tiro è zoologicamente parente del bue della Natività .
- Composizione completa. Mucca podolica, carretto con sponde, botte in legno con cerchi metallici
- Misure: 15,5 × 4,5 × 5 cm. Composizione estesa in lunghezza
- Tecnica mista. Mucca dipinta a mano, carretto in legno modellato con dettagli artigianali
- Altezza 6 cm — scala 1:32. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
- PVC infrangibile. Firma Martino Landi, disponibile anche nel Set 3 Carretti trainati da Mucche
| Peso | 006 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 20 × 7 × 10 cm |
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| Forme e Soggetti | |
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| Tipo di Pittura | Dipinto a mano |
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Descrizione
Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:32 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi
La botte che attraversa il villaggio
Nel presepe partenopeo la botte è uno degli oggetti più ricorrenti. Compare nelle scene dell’osteria come tavolo improvvisato. Compare nelle scene della cantina come arredo. Compare come sedile sotto il pergolato del villaggio. Inoltre, qui la vediamo in movimento, sopra un carretto trainato da una mucca bianca. È il momento del trasporto: il vino sta cambiando luogo, dalla cantina alla taverna.
Una composizione completa in PVC infrangibile, firma Martino Landi. Mucca podolica, carretto in legno con sponde e ruota piena rossa, botte di legno scuro con cerchi metallici sono modellati come pezzo unico, nella scala 1:32 della collezione Mini 6 SN.
Il vino come simbolo eucaristico
Il sangue di Cristo nel cuore del presepe
Nel codice della tradizione cristiana il vino è uno dei simboli più importanti. Cristo lo trasforma nel proprio sangue durante l’Ultima Cena. Da quel gesto fondante nasce l’Eucaristia, il sacramento centrale della Messa cattolica. Inoltre, ogni boccale di vino nelle osterie del presepe napoletano è un’eco discreta di quel calice.
La botte sul carretto porta con sé tutta questa simbologia, e la mette in movimento. Non è più il vino fermo della taverna ma il vino in viaggio, l’Eucaristia che attraversa fisicamente il villaggio per raggiungere il luogo del consumo. Iconograficamente è una delle scene più dense del presepe rurale partenopeo. Il vino sta arrivando a destinazione, esattamente come la salvezza promessa attraversa il mondo per raggiungere gli uomini.
La cantina e la taverna: i due capolinea
Il vino tra produzione e consumo
Il vino del Settecento partenopeo aveva due luoghi principali. La cantina era il luogo della produzione e dell’affinamento: lì le botti rimanevano ferme per mesi o anni, mentre il vino si affinava. La taverna era invece il luogo del consumo, dove le botti venivano spillate quotidianamente per servire gli avventori. Tra cantina e taverna c’erano i carretti come questo: i mezzi che trasportavano le botti pronte verso il punto di mescita. Inoltre, lungo questa traiettoria del vino si compiva l’intera filiera vinicola del villaggio. Dalla vigna alla cantina, dalla cantina alla taverna, dalla taverna al boccale dell’avventore.
La botte di legno
Un contenitore antico, ancora oggi uguale
La botte è uno degli oggetti più conservativi della tecnologia umana. La sua struttura — doghe verticali di legno tenute insieme da cerchi metallici — è praticamente invariata dall’epoca celtica. I Celti la inventarono nel I secolo a.C. come contenitore per la birra. I Romani la adottarono poi per il vino, sostituendo le anfore di terracotta. Inoltre, la forma è rimasta sostanzialmente uguale per duemila anni.
La botte modellata in questa scena ha tutte le caratteristiche classiche. Doghe verticali di legno scuro, ben visibili. Cerchi metallici di tenuta orizzontali che stringono le doghe. Forma a botte bombata al centro, più stretta alle estremità , che facilita il rotolamento e la maneggevolezza. È la stessa botte che si vede nelle cantine francesi, nelle barricaie italiane, nelle distillerie scozzesi. Un oggetto tecnologicamente eterno.
La mucca podolica come animale da tiro
Forza e affidabilità sui sentieri rurali
La mucca bianca della scena è riconducibile alla razza podolica, autoctona del Sud Italia. È una razza antichissima, originaria delle steppe ucraine, arrivata nel Mezzogiorno italiano nell’alto Medioevo. Storicamente era usata sia per il latte sia per il lavoro da tiro nei campi. Inoltre, era particolarmente adatta al trasporto di carichi pesanti come una botte piena di vino. La sua andatura lenta ma costante permetteva di percorrere lunghe distanze rurali senza affaticarsi eccessivamente. Ancora oggi la podolica è presente in Basilicata, Puglia, Campania, Molise e Calabria.
Il bue della Natività nella mucca da tiro
Un’eco discreta della grotta di Betlemme
La mucca della scena è zoologicamente parente del bue della Natività . Il profeta Isaia (1,3) scrive: “Il bue conosce il suo proprietario, l’asino la greppia del suo padrone”. Inoltre, i Vangeli apocrifi collocano bue e asino accanto alla mangiatoia di Gesù. Ogni mucca o bue presente nel presepe partenopeo richiama dunque, indirettamente, il bue di Betlemme. Questa mucca con carretto di vino porta dunque una doppia simbologia: il bue della Natività (l’animale che adora il Bambino) e il vino dell’Eucaristia (la sostanza del sangue di Cristo). Due simboli sacramentali condensati in una sola scena di trasporto rurale.
Dove posizionare la scena nel presepe
In direzione della taverna del villaggio
Il carretto della botte va posizionato su un sentiero in direzione della taverna del villaggio. Idealmente, la mucca dovrebbe sembrare appena arrivata da un’area periferica (la cantina di un vigneto) e in avvicinamento al centro abitato. Funziona molto bene se nel tuo presepe sono presenti la Scena Taverna o le Scene Osteria della collezione: il carretto del vino sembrerà allora consegnare proprio a loro la materia prima. Inoltre, dialoga benissimo con il Carretto del fieno e con il Carretto dei maiali, se presenti — insieme costituiscono la filiera contadina del Set 3 Carretti.
Domande frequenti
Cosa rappresenta simbolicamente la botte di vino?
Il vino è uno dei simboli cristiani più importanti. Cristo lo trasforma nel proprio sangue durante l’Ultima Cena, e da quel gesto nasce l’Eucaristia. La botte sul carretto porta con sé tutta questa simbologia, e la mette in movimento. Iconograficamente è una delle scene più dense del presepe rurale partenopeo: il vino sta arrivando a destinazione, come la salvezza promessa attraversa il mondo per raggiungere gli uomini.
Da dove arriva la botte e dove sta andando?
Il vino del Settecento partenopeo aveva due luoghi principali. La cantina era il luogo della produzione e dell’affinamento, dove le botti rimanevano ferme per mesi o anni. La taverna era invece il luogo del consumo. Il carretto della botte sta percorrendo il tragitto che collega questi due capolinea, esattamente come accadeva realmente nelle campagne meridionali settecentesche.
Chi ha inventato la botte di legno?
Furono i Celti, nel I secolo a.C., a inventare la botte di legno come contenitore per la birra. I Romani la adottarono poi per il vino, sostituendo le anfore di terracotta. La forma è rimasta sostanzialmente invariata per duemila anni: doghe verticali di legno tenute insieme da cerchi metallici orizzontali, con la classica forma bombata al centro che facilita il rotolamento.
Quali sono le misure precise della scena?
La composizione misura 15,5 cm in lunghezza, 4,5 cm in larghezza e 5 cm in altezza. È una composizione estesa per la lunghezza, perché contiene la mucca adulta più il carretto con la botte. Va tenuto presente nello spazio del presepe: il carretto richiede una linea di sentiero che gli permetta di “scorrere” verso la destinazione.




