Scena Ponte Mini 6 Napoletano per Presepi in Scala 1:32
€16.85
Un ponte ad arco in pietra bianca attraversa il torrente. Sopra, due asini in fila indiana proseguono il viaggio: il primo porta in groppa un giovane viandante, il secondo trasporta bisacce di carico. Sulle rocce ai piedi del ponte, un altro giovane si è fermato a riposare. È una delle architetture più rare e suggestive del presepe partenopeo, e iconograficamente rappresenta il passaggio tra mondi.
- Architettura completa. Ponte ad arco in pietra con arcata centrale aperta sul torrente immaginario
- Tre figure umane e due asini. Viandante a cavallo, asino da soma con bisacce, viandante seduto a riposare
- Tecnica mista. Asini dipinti a mano, figure umane in serigrafia
- Altezza 6 cm — scala 1:32. Coerente con tutta la collezione Mini 6 SN
- PVC infrangibile. Firma Martino Landi, registrata presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali
| Peso | 0096 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 20 × 7 × 10 cm |
| Unità di vendita | |
| Forme e Soggetti | |
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| Tipo di Pittura | Dipinto in serigrafia |
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| Peso kg | |
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Descrizione
Statuine Presepe 6 cm · Scala 1:32 · Stile Napoletano · Firma Martino Landi
Il passaggio tra due rive del villaggio
Il ponte è una delle scenografie più rare e suggestive del presepe partenopeo. Non è un edificio del villaggio. Non è un banco del mercato. È invece il collegamento tra due mondi: una sponda e l’altra, il villaggio e la campagna, il passato e il futuro del cammino. Inoltre, è l’architettura che permette al viaggio di continuare.
Una scena composita in PVC infrangibile, firma Martino Landi. Ponte ad arco in pietra bianca, due asini in cammino, viandante a cavallo, viandante seduto a riposare sono modellati come pezzo unico, nella scala 1:32 della collezione Mini 6 SN.
L’arco di pietra
Una struttura classica dell’ingegneria mediterranea
Il ponte ad arco in pietra è un’invenzione dell’ingegneria romana. Si è poi diffusa in tutto il Mediterraneo durante l’impero. La struttura sfrutta il principio dell’arco a tutto sesto: i mattoni si sostengono a vicenda grazie alla spinta laterale, e il peso del ponte viene scaricato sui due piloni di appoggio. Inoltre, questo sistema permetteva di costruire ponti di larghezza notevole anche senza tecnologia moderna.
Molti ponti romani sono ancora oggi in piedi dopo duemila anni di servizio. Esempi famosi sono il Ponte di Tiberio a Rimini, il Pont du Gard in Francia, il Ponte d’Alcántara in Spagna. Sono dunque opere di ingegneria che hanno superato la prova del tempo. La presenza di un ponte ad arco nel presepe partenopeo richiama questa tradizione costruttiva antica e nobile.
Il simbolo del passaggio
Il ponte come metafora cristiana e antropologica
Nella simbologia cristiana il ponte è una metafora ricorrente. Rappresenta il passaggio tra terra e cielo, tra peccato e grazia, tra morte e vita eterna. Cristo stesso viene descritto in alcuni testi medievali come “ponte tra Dio e gli uomini”. Inoltre, la parola “Pontefice” deriva proprio dal latino pontifex, che significa letteralmente “costruttore di ponti”.
Nel presepe partenopeo il ponte conserva tutta questa stratificazione simbolica. Inoltre, su un piano più immediato, ricorda il fatto antropologico fondamentale che ogni villaggio è connesso al mondo solo attraverso le sue infrastrutture di passaggio. Senza ponti, fiumi e torrenti dividono. Con i ponti, le terre si uniscono e i viaggi diventano possibili. La Natività stessa è il risultato di un viaggio compiuto da Maria e Giuseppe — senza vie di passaggio non sarebbero arrivati a Betlemme.
I due asini in cammino
Il cavalcatore e l’asino da soma
Sul ponte due asini grigi proseguono in fila indiana. Il primo trasporta in groppa un giovane viandante in giacca rossa con cappello a tesa larga. Il secondo è senza cavalcatore ma porta sui fianchi due grandi bisacce di carico. La distinzione tra i due animali è iconograficamente precisa: l’asino del cavalcatore e l’asino da soma sono due funzioni diverse della stessa specie animale. Inoltre, era pratica comune dei viaggiatori del Settecento partenopeo viaggiare con due asini — uno per la persona, uno per il bagaglio.
Il viandante che riposa
Una figura del cammino interrotto
Sulle rocce ai piedi del ponte, un giovane in camicia azzurra e fazzoletto rosso in testa si è seduto a riposare. Sembra osservare il passaggio degli asini sul ponte sopra di lui. Iconograficamente è una figura interessante. Mentre il viandante sull’asino prosegue, l’altro si è fermato. Inoltre, è un’immagine antichissima del cammino interrotto: ogni viaggio ha le sue soste, e ogni viaggiatore prima o poi si ferma su un sasso a guardare la strada percorsa. La presenza simultanea di chi cammina e di chi sosta dà alla scena una doppia dimensione temporale.
Un’architettura rara nella scenografia del presepe
Perché il ponte è una scena preziosa
Nella tradizione presepiale italiana i ponti sono relativamente rari. La maggior parte dei presepi si concentra sugli edifici del villaggio (case, botteghe, taverne, forni) o sui sentieri di campagna. Il ponte richiede invece di “costruire” anche l’acqua sottostante (un torrente, un fiume, un canale), che molti presepi semplificati preferiscono evitare. Per questo motivo, una statuina che porta con sé l’intero set “ponte + torrente immaginario” è iconograficamente preziosa. Inoltre, permette di articolare il presepe in due aree distinte separate dal corso d’acqua.
Dove posizionare la scena nel presepe
Tra due zone diverse del presepe
Il ponte va posizionato come elemento di collegamento tra due aree distinte del presepe. Può separare il villaggio dalla campagna, la zona della Natività dalla zona dei pastori, l’area dei viaggiatori orientali dall’area popolare partenopea. Funziona molto bene se posizionato sopra un finto torrente di carta blu, sabbia bagnata o specchio. Inoltre, la presenza dei due asini in cammino suggerisce un orientamento: il ponte deve “andare da qualche parte”, quindi vale la pena posizionarlo in modo che la direzione del passaggio sia leggibile. Idealmente, gli asini si dirigono verso la capanna della Natività .
Domande frequenti
Cosa rappresenta il ponte nel presepe partenopeo?
Il ponte è simbolo del passaggio tra mondi. Nella simbologia cristiana rappresenta il collegamento tra terra e cielo, tra peccato e grazia. La parola “Pontefice” deriva dal latino pontifex, che significa letteralmente “costruttore di ponti”. Su un piano più immediato, il ponte ricorda che ogni villaggio è connesso al mondo solo attraverso le sue infrastrutture di passaggio. La Natività stessa è il risultato di un viaggio compiuto da Maria e Giuseppe.
Perché il ponte è una scena rara nei presepi?
Nella tradizione presepiale italiana i ponti sono relativamente poco frequenti. La maggior parte dei presepi si concentra sugli edifici del villaggio o sui sentieri di campagna. Il ponte richiede invece di “costruire” anche l’acqua sottostante (torrente, fiume, canale), che molti presepi semplificati preferiscono evitare. Per questo motivo una statuina che porta con sé l’intero set “ponte + torrente immaginario” è iconograficamente preziosa.
Perché ci sono due asini in fila indiana?
I due asini rappresentano due funzioni diverse della stessa specie animale. Il primo è l’asino del cavalcatore, su cui viaggia il giovane viandante. Il secondo è l’asino da soma, che porta sui fianchi le bisacce con il bagaglio. Era pratica comune dei viaggiatori del Settecento partenopeo viaggiare con due asini: uno per la persona, uno per il bagaglio.
Chi è il giovane seduto sotto il ponte?
È un viandante che si è fermato a riposare. Iconograficamente rappresenta il cammino interrotto: ogni viaggio ha le sue soste, e ogni viaggiatore prima o poi si ferma su un sasso a guardare la strada percorsa. La presenza simultanea di chi cammina (sul ponte) e di chi sosta (sotto il ponte) dà alla scena una doppia dimensione temporale.




